Scusate se approfitto del mezzo mediatico, ma non potevo non scrivere la mia sulla vicenda.
Questa mattina se n’è andato Steve Jobs. I tumori al pancreas lasciano senza scampo. Per intenderci un po’ come quello che ha portato via Luciano Pavarotti. Il mio non vuole essere un articolo retorico, ma un piccolo tributo ad un uomo che, si voglia o no, Windows, Samsung o HTC che sia, ha cambiato il modo di pensare tecnologico del pianeta. Chi ha rubato cosa a chi, sarebbe un esercizio retorico oggi.
Quando ho letto la notiza stamane non ci ho creduto per almeno un paio di minuti. Chi conosce la mia storia personale sa che ho una particolare sensibilità verso questo tipo di malattia e che non sono facile alle lacrime per la scorza dura e spessa che ho costruito attorno a me per proteggermi dalla sofferenza. Soprattutto quando persone “lontane” e sconosciute vis-a-vis vengono chiamate dal Signore, non soffro più di quello che soffrirei se morisse un bambino in un’altra parte del pianeta. Per Steve è stato però diverso. Ho versato delle lacrime. Mi ripeto, non voglio scendere nella retorica. Jobs, per chi non lo sapesse, è stato un uomo che ha sofferto molto nella vita e nella sua infanzia. Un uomo che si è davvero fatto da solo. Un genio. Quando ho pensato alla parola genio, mi sono venute in mente le parole del primo Amici miei: “Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione”.
Ebbene tutto questo mi ricorda proprio il fondatore di Apple. Ha cambiato davvero il mondo. A partire dal bagno dove al posto di leggere riviste ed etichette di flaconi di shampoo, abbiamo iniziato ad usare iPad. Oppure pensiamo a quanti usano iPad per leggere, giocare, fare presentazioni. L’iPhone, prodotto che tutti hanno copiato, meglio o peggio ha poca importanza. I Mac, che il mio professore ricorda con tanta nostalgia, che permetteva con i primi esemplari, di fare cose che gli altri si sognavano. E infine, per ultimi ma in realtà per primi, gli iPod che sono entrati nelle case di tutti, originali o meno che fossero. Questo solo per dire qualcosa. Pochi lo sanno, ma i caratteri con cui scriviamo, con cui tutti elaborano dati e scritti su ogni computer è merito di Jobs e del suo aver seguito un corso di calligrafia dopo aver abbandonato gli studi universitari. E se questa non è intuizione…
Il suo più grande insegnamento credo sia stato questo: è importante credere in qualcosa. Dio, destino, vita, karma o… Qualcosa. Lui è stata la dimostrazione di quanto Jung diceva: “L’uomo vive come se avesse secoli davanti a sé. Ma la realtà è che il tempo che ha di fronte è poco. E in questo tempo deve trovare la strada verso la vera e reale realizzazione di se stesso”. Credo proprio che Steve abbia trovato la sua realizzazione. E noi?
Credo che parli meglio di qualsiasi cosa Steve in persona, nel suo discorso alla Stanford University. Ma prima di lasciarvi ai video su youtube permettetemi una chiosa: grazie per aver sognato, per essere stato affamato e per essere rimasto un visionario. Per averci creduto.

