Abbiamo testato la versione cinese del flagship Honor
Il mercato globale purtroppo per noi appassionati di tecnologia e nello specifico di smartphone sta vivendo una strana situazione, mai successa negli anni passati.
Causa una flessione delle vendite generali e la posizione predominante nel mercato Europeo, ma soprattutto di quello Italiano, di Apple, Samsung e Xiaomi che da sole rappresentano oltre 3/4 del volume totale di vendite, colossi del calibro di Oppo, Vivo, Realme, Honor e la stessa Xiaomi preferiscono non commercializzare i loro terminali premium più evoluti nel vecchio continente, lasciando a bocca asciutta tutti coloro che, vedendo le varie recensioni internazionali di questi concentrati di tecnologia, vorrebbero possederli.
Ma noi di Batista70phone non ci scoraggiamo e tentiamo di procurarci in modo totalmente autonomo e indipendente tutti quei device che reputiamo interessanti.
Abbiamo quindi avuto modo di recensire Oppo Find N2, Oppo Finx X6 Pro, Vivo X90 Pro+ e Vivo Fold, solo per citare i più recenti.
Tutti terminali importati dalla Cina che necessitano di qualche accorgimento software per essere utilizzati correttamente in Europa.
Dopo aver testato QUI il valido Honor Magic 5 Pro nella versione globale commercializzata in Italia, spinti dal desiderio di testare la nuova tecnologia della batteria al silicio carbone da 5.450 mAh, prerogativa esclusiva dei modelli cinesi, e dalla volontà di possedere la versione in pelle vegana arancione, anch’essa solo venduta all’interno dei confini nazionali del produttore, ci siamo procurati un bel Honor Magic 5 Pro, importandolo dalla Cina.

Terminale che nella versione pelle vegana orange ha un tocco di esclusività che il suo fratello globale non riesce ad avere, con una finitura gold del comparto fotocamera principale, del logo Honor e del frame che crea un contrasto d’impatto.
Una volta però avviato lo smartphone, selezionata la lingua italiana che ricordiamo essere nativa e avviato il sistema operativo MagicOS 7.1 ci siamo accinti nell’installare i servizi Google, come sempre facciamo quando ci prepariamo ad utilizzare un terminale di provenienza cinese.
Operazione semplice che non richiede competenze specifiche e che si sintetizza solo nell’entrare nello store preinstallato dal produttore, cercare le Google Apps e installarne una, causalmente.
Questa richiederà in modo automatico sia i Google Mobile Services che Google Play Store, che verranno scaricati, installati e inizializzati, inserendo il proprio account Google.
Nulla di più semplice, come abbiamo effettuato recentemente sui terminali Oppo e Vivo acquistati in Cina.
Ma andando a effettuare la stessa operazione su Honor Magic 5 Pro abbiamo spiacevolmente scoperto che le applicazioni Google non sono compatibili, al pari dei modelli Huawei soggetti a ban americano.
Ci siamo subito posti il quesito, ma perché? Questo è un Honor, non Huawei, anche se ci assomiglia molto, e dire assomiglia è già un eufemismo, ma in ogni caso è un brand diverso e non soggetto al ban statunitense.
Eravamo a conoscenza delle dichiarazioni del Ceo di Honor Zhao che affermava politiche differenti di Honor all’interno dei confini cinesi, ma non ci saremmo mai aspettati una situazione del genere, la totale impossibilità di installare i servizi Google e tutte le applicazioni americane se non con i metodi che solitamente utilizziamo per effettuare la stessa operazione sui terminali Huawei, soggetti a ban.
Cosi come siamo a conoscenza, come riportato qualche anno fa anche QUI in un articolo della più blasonata agenzia stampa italiana ANSA, di qualche dubbio statunitense in merito alla scissione di Honor da Huawei e della relativa vendita a un gruppo di investitori indipendenti dal governo cinese.
Strano, quindi, possedere un terminale di un produttore che, dopo la scissione dalla casa madre Huawei, è totalmente indipendente e quindi non soggetto a restrizioni, che però risulta in qualche modo anch’esso “bannato”.
È altresì vero che le versioni globali commercializzate in Italia sono perfettamente compatibili con tutte le applicazioni Google, preinstallate dal produttore, ma comunque mai ci era accaduto prima con i vari terminali testati e importati dalla Cina di Xiaomi, Oppo, Vivo, OnePlus, Realme, ZTE, Nubia, di non poter utilizzare liberamente i servizi Google.
Abbiamo quindi deciso di sospendere il nostro test batteria, perché sarebbe risultato poco veritiero.
Avevamo intenzione di effettuare una comparazione con il modello global, al fine di capire quanto realmente la nuova tecnologia della batteria maggiorata al silicio carbone da 5.450 mAh potesse avere prestazioni superiori rispetto a quella standard, ma non avendo la stessa configurazione software sarebbe inutile.
Pur sforzandoci non riusciamo a capire quale sia la motivazione di questa netta distinzione tra i modelli cinesi e quelli globali, visto che anche il recente Honor 90 è compatibile con tutte le applicazioni Google.
Essendo due società distinte e indipendenti l’una dall’altra ci appare alquanto bizzarro che i modelli commercializzati all’interno dei confini cinesi siano esattamente identici ai terminali Huawei.
Rimaniamo in ogni caso a disposizione per eventuali spiegazioni e delucidazioni che, nel caso, la divisione Italia di Honor vorrà fornirci.








Peccato, sembrava interessante.